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Sedie, architetti, razionalismo e vini.

Il Grattacielo Pirelli, chiamato comunemente Pirellone, è quel palazzone dove ha sede il consiglio della Regione Lombardia, anche conosciuto come quel palazzone che, nell’internet, è famoso per la foto in cui ha le finestre accese a formare una scritta: “family day” e due ragazzi che ci si baciano sotto, maschi, e sfanculano con il dito. Bravi e belli. Le loro nuche sono diventate anche un po’ famose. L’architetto del suddetto grattacielino - scusate non riesco più a scrivere né pirellone né palazzone - è Gio Ponti; designer e architetto milanese famoso per le sue porcellane, per i sanitari più belli che io abbia mai - scusate l’ignoranza - contemplato, per l’assurdità delle sue posate, anche se io l’ho conosciuto grazie ad un’altra sua opera: la Superleggera.
Ho una passione per le sedie, sono un elemento di arredo che, fondendo l’utile all’artistico, offre scenari per osservazioni assurde, del genere: è tanto bella quanto scomoda, oppure, quanto ti si appiccicano le cosce, in estate?
Ora, a Gio Ponti no, non glielo puoi dire: - Ma che sedia hai fatto?
Piuttosto glielo puoi dire a Philippe Starck: ti fai una foto davanti ad una “La Marie“ mentre ti baci con uno del tuo stesso sesso e lo sfanculi con il medio, forse recepisce.
Anche perché Giò ti parla chiaro, te lo dice in parole povere che la sedia più figa del mondo l’ha fatta lui: “Creando la Superleggera - diceva - ho seguito il processo perenne della tecnica, che va dal pesante al leggero: togliendo materia e peso inerti, identificando al limite la forma con la struttura, saggiamente e senza virtuosismi, cioè rispettando allo stesso tempo l'utilità e la solidità esatta”.

Luci, sipario, spegnete l’internet.

che va dal pesante al leggero diceva, ma semplificare è più difficile ca va sans dire.
identificando al limite la forma con la struttura, cioè gli orpelli non servono a reggere il nostro culo, l’estetica si sublima, ed è ancora più grandiosa e bella, quando è utile, quando ha senso.
saggiamente e senza virtuosismi, non per gratificare l’ego.
rispettando allo stesso tempo l'utilità e la solidità esatta, rispettandone il senso, la logica, la natura. Lui ci vuole dire: ‘sto a fa’ una sedia, mica un trono.
“Less is more“ era il motto di un altro architetto, uno qualunque, Ludwig Mies van der Rohe che insieme a Le Corbusier, quello della poltrona Barcelona, e Frank Lloyd Wright quello del Guggenheim Museum, hanno dato impulso al Movimento Moderno, quel periodo di cose belle fra le due guerre.

Ecco, i vini che piacciono a me sono vini razionalisti, vini protorazionalisti anzi, vini De Stijliani.

Vini brutali, nel senso di “béton brut”, un po’ come la Torre Velasca di Milano. Ma più belli.


Il tempranillo Pampaneo di Bodega Bruno Ruiz fermenta in acciaio e si affina in contenitori di cemento. Per identificare la forma con la struttura Julian Ruiz Villanueva lascia le bucce a macerare per ben due mesi, donandoci un vino brillante, fruttato, floreale e setoso; senza che abbia mai visto legno. Vino quotidiano, da tutti i giorni, così come dovrebbe essere per una sedia.


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