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Intervista ad Alessandro Ambrosi, un "addetto ai lavori".

Alessandro "Bomber" Ambrosi, si mostra in tutta la sua esuberanza giovanile fra bottiglie di Radikon dal valore affettivo e Romanée-Conti delle quali non si pente! Alessandro Ambrosi da Gavroche, luogo di molte degustazioni. R - Ciao Alessandro, potresti raccontarci quanti anni hai, che esperienze di studio hai svolto e dove lavori al momento? A - Ciao Riccardino Cuor di Leone, ho 27 anni e dopo aver intrapreso un percorso da classicista ho deciso di buttarmi nel mondo del vino appena finito il liceo, o forse molto prima da quando al supermercato andavo alla ricerca delle “migliori” bottiglie di Barolo disponibili. Dopo il conseguimento del diploma Ais, ho deciso di approfondire la conoscenza del magico nettare attraverso strade alternative, come i corsi tenuti da quelli che ritengo ancora oggi essere i miei maestri ovvero Sandro Sangiorgi, Armando Castagno e Samuel Cogliati tutti provenienti dall’ambito di Porthos. In questo momento lavoro da Vinoir, enoteca-b...
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Etnella: Il Teatro dell’immaginifico e la nuova buzzword.

— Che libro hai lì Davide? Indico un libro che gli fuoriesce dalla tasca del cappotto, forse la domanda è troppo indiscreta, mi pento del mio slancio di confidenza. — Mah niente.  tira fuori quel libro leggermente ricurvo e mi illudo che possa essere un testo che tratti di vino. — Ho incontrato un ragazzo, aveva una bella energia, mi ha dato questo libro ed io gli ho dato dei soldi. Il libro titola “la cucina degli Hare Krishna”. Sorrido, sorridiamo tutti. — Dalla biodinamica all’ Hare Krishna! suggerisce l’altro Davide, con tono ironico ma benevolo. Sorridiamo ancora. A questo punto ci salutiamo, sul serio.  — Bella!  mi dice Davide e, di colpo, mi sembra di tornare indietro di dieci anni, quando con i miei amici più stretti, da ragazzino, un po’ come nel film “scialla”, parlavamo di tutto tranne che un italiano corretto e ci salutavamo sempre così: bèlla! E’ solo l’ultima di tante belle emozioni che mi ha saputo far provare Davide Bentivegna,...

Intervista ad Antonio Bonanno, un "addetto ai lavori".

Il nostro caro amico Antonio Bonanno, si rivela grande conoscitore della materia e con tono quasi stizzito alla Antonio - ma - Conte, risponde alle mie pungenti domande in materia di prezzi e ricarichi del vino nei ristoranti.  R - Ciao Antonio, potresti raccontarci che lavoro svolgi e cosa c’entri tu col mondo del vino? A - Mi occupo di distribuzione di vino (naturale): è una passione trasformata in secondo lavoro, che faccio con entusiasmo e soddisfazione. Questo significa che vendo B2B, a ristoranti, enoteche, e qualunque business abbia necessità di acquistare vino. Ho anche un e-commerce, Vini di Terroir ( www.viniditerroir.it ), dove vendo a privati. R - Cosa ti ha spinto ad iniziare un distribuzione di vini ma soprattutto di questo genere di vino? A - È sicuramente un lavoro di passione: è nato quasi per scherzo, chiedendo ad alcuni produttori sloveni se fossero già distribuiti in Italia, e cominciando una collaborazione con loro. Oggi lavoro con oltre ...

Quanto costa il vino al ristorante? Prezzi e motivazioni.

"Seguirà una serie di interviste, amatorialmente condotte da me, ad uomini e donne che operano nel mondo del vino." Pagina della Wine List del Terroir - Tribeca NYC Durante le ultime settimane ha iniziato a prendere corpo una reale e più contingente - e quindi meno wish - carta dei vini. Le mie idee hanno trovato una nuova casa, una piccola casina calda e accogliente. Le persone che la abitano hanno anch'esse idee forti, belle, romantiche ma innovative al tempo stesso. Al di là delle questioni estetiche, la tematica più dibattuta a proposito di questa wine list , è stata quella dei prezzi. I prezzi, sono un elemento imprescindibile di una carta dei vini, una carta dei vini senza prezzi rappresenterebbe solo un esercizio di stile, sarebbe un elenco di vini collezionati, sarebbe il mio blog, e purtroppo scegliendo un vino dal mio blog non lo si può bere se non comprandolo. E' dura, lo so. La tematica del pricing è tanto affascinante quanto spinosa. Il...

Argot, manifesti ed un nuovo linguaggio del vino.

Mentre mi arrovello su come iniziare un nuovo post ho, in ordine: fatto partire due lavatrici, aggiustato il computer della mia fidanzata, risposto ad email di fornitori stranieri, i quali mi invitavano a scambiarci “dei campioni” sul “bord”, al confine, cioè a Chiasso, oppure direttamente in azienda per un “assaggio”. Non posso ovviamente paragonarmi a Pablo Escobar perché non credo che lui facesse partire due lavatrici di “neri” e “delicati”, ma non posso nemmeno dire di annoiarmi. Purtroppo però il contrappasso della noia spesso, per me, è l’ansia. Mi programmo così tante commissioni o letture, ad un ritmo decisamente fuori dalla mia portata, da provocarmi una non trascurabile tachicardia. Sono di recente venuto a capo della faccenda, innanzitutto dimezzando la quantità di caffè che ero solito bere al mattino, generalmente due volte la moka, oppure una moka e un paio di espressi. Il mio nuovo compagno di tazza è un infuso di melissa e malva. Ne ho già bevuti un paio fra una...

Rapper americani, bistrot parigini e la nascita dei vini naturali.

Alcuni giorni fa ho guardato con divertimento, e invidia, un lungo video in cui un rapper americano ed un ragazzo francese, distributore di vini naturali, si incontrano per testare vari bistrot di Parigi. Tema centrale di questa serie di video sarebbe l’approccio di questo simpatico rapper con questo mondo, a lui totalmente sconosciuto. Nel primo bistrot, i due, fra una canna e l’altra, tazzano avidamente un rosé sui generis, assemblaggio di chardonnay e gamay dell’Auvergne, segue un orange wine del Roussillon a base di grenache, carignan, mourvedre che provoca nel corpulento rapper un brivido di euforia ed entusiasmo con tanto di shakerata della barba e ululato da score durante una partita di basket. Il pinot noir di Yann Durex invece non è così funky - e qui avrei voluto batterglielo io un high five, vista l’esperienza della mia scorsa estate con il concetto di funky di una cameriera francese che forse per “funky” intendeva monastico, casto, puro, banale - ma arriva in assist una...