Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da ottobre, 2017

Un po' come scopare in teoria.

Sabato sera. Senza incisi, perché gli incisi, da ebbri, non vengono bene - intanto ne ho scritti due, ma insomma. Una delle nostre enoteche preferite di Milano, teatro dei primi appuntamenti e rassicurante rifugio di quelle sere in cui non lavoriamo, non abbiamo voglia di uscire a cena, ma non abbiamo nemmeno voglia di rimanere a casa, di cucinare, di pulire i piatti. Ci siamo portati il Mac, per qualche assurda pretesa di produttività, per poi finire a vagolare su blog, profili Instagram di ristoranti e lei, fra il secondo e il terzo calice di vino, ha aperto il mio blog.  - Quindi dove vuoi arrivare a parare, dopo questa carrellata emotivo-esistenziale-razionalista? - Ma che cazzo di domanda è, punto-di-domanda. Non è chiaro dai post? - Be’, forse è chiaro a voi, che parlate per ossidazioni e tappi a vite ? A questo punto, inizierei ad aspettarmi un accenno di questa fantomatica “Wish Wine List”. Almeno un canovaccio, delle linee guida, dei puntini da collegare… - Sì, poi...

I papà e il vino della domenica.

Stamattina l’accesso ad un wifi, che non sia quello di casa, mi costa ben quindici euro. Spero che l’atmosfera color pastello, verde menta per lo più, ed il tè affumicato mi rendano proporzionalmente prolifico. Di buono c’è che io sono emotivamente vulnerabile ai design anni cinquanta-sessanta, ai pavimenti di marmo nero, agli specchi ed alle mensole di vetro incastonate fra le stigliature di legno massello lucidato, alle porte scorrevoli con gli oblò, ed alle luci calde; che si irradiano nascoste dietro un controsoffitto, sfumando - quasi sciogliendo - quel verde menta in un bianco avorio. L’apoteosi della calma infusa. Quasi non mi spiego perché si debba prendere ispirazione dal nord europa quando si vuole pensare al minimalismo. I locali di quel genere sono freddi, all’apparenza puliti ed ordinati, ma l’effetto tiro di canna - quel mix fra rilassarti e inebetirti di gioia - che ti trasmette una parete verde pastello con a fianco delle mensole su cui spiccano barattoli di, inutili, ...

Sedie, architetti, razionalismo e vini.

Il Grattacielo Pirelli, chiamato comunemente Pirellone, è quel palazzone dove ha sede il consiglio della Regione Lombardia, anche conosciuto come quel palazzone che, nell’internet, è famoso per la foto in cui ha le finestre accese a formare una scritta: “family day” e due ragazzi che ci si baciano sotto, maschi, e sfanculano con il dito. Bravi e belli. Le loro nuche sono diventate anche un po’ famose. L’architetto del suddetto grattacielino - scusate non riesco più a scrivere né pirellone né palazzone - è Gio Ponti; designer e architetto milanese famoso per le sue porcellane, per i sanitari più belli che io abbia mai - scusate l’ignoranza - contemplato, per l’assurdità delle sue posate, anche se io l’ho conosciuto grazie ad un’altra sua opera: la Superleggera. Ho una passione per le sedie, sono un elemento di arredo che, fondendo l’utile all’artistico, offre scenari per osservazioni assurde, del genere: è tanto bella quanto scomoda , oppure, quanto ti si appiccicano le cosce, in esta...

Facciamo la rivoluzione, ma prima l'amore.

Happy! Domaine Le Briseau su Riccardo Meconi (@riccardo.meconi) in data: 10 Ott 2017 alle ore 03:49 PDT E’ difficile scrivere quando hai la casella email che non si sta buona un attimo. Fioccano saldi e sconti e valido solo per oggi e fino al 70%. Una cosa che non si può mica concentrarsi, così. Ho un nuovo idolo, praticamente leggo i suoi libri perché me li ha fatti conoscere Agnese. Agnese scrive quasi come lui, da matti. Agnese aveva un blog potete anche farvi un’idea. E quindi c’è questo scrittore o meglio poeta semiprofessionista vivente, che a me piace. Allora ho deciso che lo imito, spero che non gli dia fastidio. Nel senso, lo eleggo a capostipite di un genere letterario. Di un’estetica del come si mettono giù i pensieri. Il suo libro è il manifesto, ed io un suo bolscevico fanatico. Facciamo la rivoluzione. Usa le parole e la “sintassi” in un modo che sembra avere regole sue. Fa come gli pare, che praticamente ti tiene appeso ad un filo che tu non ...

Vòlli, e vòlli sempre, e fortissimamente vòlli

Vòlli, e vòlli sempre, e fortissimamente vòlli … non diventare autore tragico ma redigere una carta dei vini “perfetta” senza stare a farsi dei complessi sul concetto di “perfetto”. Perfetto per me significa soprattutto che una carta sia ordinata e logica, per il contenuto poi ci si pensa. Oltre a crearmi un database di assaggi mi piaceva l’idea di avere un divertissement come potrebbe essere scrivere davvero, per finta, una  carte des vins . E, quindi, da dove si parte, ci si deve chiedere. Forse in pochi lo sanno, o se ne rendono conto, ma le carte dei vini nascono seguendo dei criteri logici. Sono regole, canovacci, che aiutano a dare un “perché”, a contestualizzare le proprie scelte. Ad esempio: - la trattoria o l’osteria dovranno necessariamente partire dal territorio, proponendo vini della tradizione, vini quotidiani, uve, o uvaggi, addirittura obsolete per quanto tradizionali. Con prezzi coerenti con la cucina che si propone. Per questo, difficilment...

Blog, diagrammi di flusso, primi baci e carte dei vini

Un blog, ecco, io un blog non l’ho voluto aprire mai. Ne leggevo e ne leggo di geniali però. Non mi sono voluto mai arrogare il diritto di farvi conoscere la mia opinione su qualcosa, né tantomeno ho mai avuto grandi opinioni su qualcosa. Non sono un cuoco in erba, non compro più vestiti da quando ho visto una foto dell’armadio di Zuckerberg, ergo no fashion-bloggin’, anche se immagino una satira in cui si pubblichi ogni giorno una foto su instagram ma vestiti uguali al giorno prima, ever. Né so scrivere tanto bene. La mia unica qualità utile in questa avventura quindi è che, invece, leggo molto. Da un anno a questa parte, escluso un libro su google, un saggio sulla leadership (mai concluso e si è notato) e il libro di un divertentissimo poeta (vivo) leggo solo di vino. Qualcuno penserebbe che sia un po’ un’ossessione la mia, ma d’altronde ne ho fatto un lavoro. Per scrivere questo primo post ho buttato giù un diagramma di flusso. Perché non sono granché come scrittore, troppo r...